...arsenico e vecchi merletti...
Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire zolle, potesse scatenar tempesta. Così Proserpina lieve vede piovere sulle erbe, sui grossi frumenti gentili e piange sempre la sera. Forse è la sua preghiera. (Alda Merini)
domenica, 28 ottobre 2007

  

 

 

la tua voce è un segreto ma io la sento. è mia. io ci sono anche quando non mi vedi. nascosta fra i tuoi capelli, seduta comoda sulla tua testa. ti volo nell'orecchio, ape regina che non punge.

ti scivolo sulla spalla mentre ti manco e non mi cerchi, mentre ti rigiri nel letto perché per il caldo non dormi. perché io lo so che il caldo non ti fa dormire e vinco. vinco io. fra noi due vinco io, memoria d'elefante, ché non sento la tua mancanza perché ad occhi chiusi posso vederti, e sapere tutto.

vinco io perché mi aggrappo alle tue scapole e lo so che non hanno preso sole perché non ami il mare, ami solo il fiume. proprio al fiume ti sei scheggiato il dente, a diciotto anni. e se proprio ti ci portano sulla spiaggia fai i rebus sotto l'ombrellone. vinco io perché risalgo sul tuo collo e mi nascondo nei tuoi baffi, pulce che scava solchi e non fa male.

vinco io perché quando te ne sei andato non hai portato via nemmeno una foto, e anche io le tue le ho fatte sparire. sono nel garage, adesso. in decomposizione. però io vinco perché ricordo tutto. e tu no. a te le foto servivano per sapere che ho un neo sotto l'occhio destro. a me non servono. io i tuoi nei li conosco.

tu il tuo amore devi ricacciartelo dentro. devi inghiottirlo come si inghiottono minacce e maledizioni. devi mettere a tacere la voce che ti chiede come sono diventata, se sono una persona impulsiva o riflessiva. se sono estroversa o introversa. se ti somiglio. io no. io lo so che ti somiglio, che prendo la tazzina del caffé proprio come la prendi tu, che mi lavo le mani allo stesso modo, che appena sveglia soffro della tua stessa indolenza irritabile, che il mio pollice crescendo assomiglia sempre di più ad una mazza di tamburo, come il tuo. io lo so che come te riesco a concentrarmi sui libri solo di notte, che quando mi annoio tamburello le dita sul tavolo come facevi. mentre compio gesti naturali noto facce sorprese che mi osservano commentando "anche tuo padre lo faceva...". quando scopro questa continuità insperata mi sembra un dono, sorrido e non me ne vergogno. mi dispiace solo per te, che questa continuità non puoi vederla. e ancora vinco io. vinco io perché ti amo e me lo dico. perché ti conosco, ci sono anche mentre non mi vedi, mi nascondo solo per non farti morire di rimorso.

ci sono. ti resto di fronte anche se non mi vedi, anche se sei il patto spezzato, la buona occasione mancata, la promessa non mantenuta.

Scritto da: verdemalva alle ore 01:37 | link | commenti (35) | Categoria:
sabato, 20 ottobre 2007
no, non sono triste #2

 

 

 Rosa di Turi - Radiodervish (ispirata alle Lettere dal carcere di Gramsci)

 

maledico i notturni almeno una volta al giorno ma appena ci metto piede mi sento invasa da un piccolo segreto e inconfessabile piacere. quando mi accomodo sul sediolino del pullman e inizio a guardare termini sfilare via e lasciare il posto a san giovanni a re di roma all'appia e alla tuscolana mi sento  sfigata, sola, mi sento la portatrice sofferente e solitaria di un peso che ho scelto, di cui m'incarico. mi sento come credo si sentisse mio nonno mentre andava a lavorare di notte nella fabbrica di birra in alsazia: eroica. immeritatamente mi sento una don chisciotte che lotta contro i mulini a vento della comodità di una vita conosciuta a cavallo della voglia di una nuova scoperta e di una vita diversa. mi sento finalmente debole, dopo una giornata passata a sentirmi forte.

è solo sul 55N che mi concedo il lusso di piangermi moderatamente addosso, mentre torno a casa, di notte. sulla metro proietto nei finestrini l'immagine di una persona determinata che sa esattamente cosa si aspetta dalla sua giornata.

il 55N mi lascia sulla tuscolana, a porta furba. pochi metri e sono a casa. accendo la lampada ikea, mi tolgo le scarpe e mi metto i calzettoni. do l'acqua alle piante, sempre di notte. di giorno non ci penso mai. mi faccio una tisana. ne ho una varietà infinita. mia mamma mi ha regalato una tisana sano riposo, una tisana caldo relax, una tisana giusta regola e una tisana depurativa. mi chiedo "mi riposo, mi rilasso, mi regolarizzo o mi depuro?". scelgo a seconda della circostanza e dell'umore e metto l'acqua sul fornello. quando non ho voglia di farmi domande, mi rivolgo alle mie fedeli compagne di vita, la malva la verbena e la valeriana.

la verità è che sono sola con tutto quello che ne consegue. libera di gestire da sola il tempo vivo e il tempo morto. senza abitudini in cui rifugiarmi quando la noia mi assale. ancora non ho stabilito quale sarà la mia tazza per l'inverno, ancora non ho trovato un paio di pantofole. con una vita in miniatura da organizzare intorno a nuovi riti da acquisire. ieri sono andata alla crai giusto per incontrare di nuovo la faccia della cassiera.

 

Scritto da: verdemalva alle ore 20:39 | link | commenti (18) | Categoria:
venerdì, 05 ottobre 2007

 

 

tratto da una conversazione telefonica

e: allora? come va a roma?

l: come sempre...

e: cioè bene?

l: cioè bene, male, così così, alla grande, una chiavica, da dio. insomma, dipende dai giorni.

e: si vabbé ma io dico la città...

l: come va la città?

e: eh...

l: mmmh. è piena di smog, non credo se la passi benissimo...

e: cretina. dicevo... ti piace la città? com'è?

l: è enorme. è una città. è una capitale. mentre stai nel pullman ti trovi davanti il colosseo, il viminale, i fori imperiali, tutti i monumeti che stavano fotografati su L'ARTE ITALIANA. a parte quello che si vede dal finestrino del pullman che ne so. ci sto da due settimane...

e: si, ma sono andate bene queste due settimane? ti sono piaciute?

l: da mo- ri- re.

e: e la sera che fai?

l: il solito. bevo le birre, esco a fare tre passi, resto a casa e guardo un film. guarda che mi sono trasferita a roma, eh, mica all'altro capo del mondo. non ho avuto nessuno shock culturale, metro a parte. non è che questo ricollocamento porterà modifiche sostanziali nella mia vita... 

e: lo sai che sei proprio stronza quando ti ci metti?

l: si lo so. mi dispiace. però veramente...

e: è che quando fai così non si capisce mai come stai...

l: è la prima cosa che ti ho detto, sto come sempre.

e: cioè scazzata?

l: eh. (ridiamo) e tu come stai?

e: io bene. domani ricomincio a lavorare. le vacanze non sono mai state cosi lunghe. poi con m. va benissimo. mi ha regalato pure un cane, però lo tiene mia mamma in giardino. lui ha già cominciato a lavorare.

l: bellissimo. e come lo avete chiamato il cane?

e: meg, perché ci sono le iniziali nostre, più una consonante alle fine...

l: allora è una femmina?!

e: no, è un maschio. ma va bene. il mio gatto di quando ero piccola era femmina e si chiamava benedetto, perché pensavamo fosse maschio...

(rido)

e: ia, che ti ridi...! non ti piace?

l: no, al contrario. mi piace assai questo fatto. io da piccola volevo sempre mettere agli animali nomi di altri animali. tipo chiamare il coniglio tartaruga mi sarebbe piaciuto. poi mio fratello lo chiamò roger...

 e: ieri mi sei mancata assai. ero alla coop. volevo comprare le indivie ma non sapevo come cucinarle. sicuramente tu conosci una ricetta con le indivie, no?

l: si. al gratin, però è una botta che la digerisci dopo due giorni. oppure con le cipolle, in agrodolce.

e: vedi? io e te nella stessa città dobbiamo abitare...

l: si, è vero. però esiste anche il cellulare, eh. la prossima volta che vai alla coop e non sai come cucinare le verdurine mi puoi pure chiamare...

Scritto da: verdemalva alle ore 10:53 | link | commenti (17) | Categoria:
lunedì, 01 ottobre 2007
sputtaniamoci.

La cara mizya mi ha coinvolto in un gioco che prevede:

a) Che io mi sputtani pubblicamente, raccontando otto verità sconvolgenti e scabrose che mi riguardano...
b) Che io inviti otto bloggers a fare altrettanto...

La prima cosa la posso pure fare. In fondo, non conosco senso del pudore o quasi. Chi mi conosce lo sa. Decanto le mie poco eroiche gesta al terzo bicchiere di sambuca. Prima di iniziare questo post ho bevuto due caffé borghetti...

La secondo regola mi dispiace ma proprio non posso rispettarla. La mia vita sociale da blogger fa schifo e pietà. Tutte le persone che potenzialmente avrebbero accettato una simile catena sono già state invitate. Le altre credo lascerebbero cadere il mio invito con una non-chalance tale da causarmi gravi problemi e dubbi seri sulla mia capacità relazionale nel virtuale.

Quindi, rispetto le regole del gioco solo a metà, in perfetto stile verdemalva.

Prima verità: Il mio primo amore all'asilo si chiamava Mariarosaria. Mi ricambiava. Non eravamo amichette del cuore, ma proprio fidanzate. Io volevo sposarla e fare i bambini con lei. Mia mamma racconta che a volte disegnavo due bambine che si baciavano. Era la mia dolce metà. Poi lei ad un tratto smise di ricambiarmi e mi spezzò il cuore. Se ne andò con un biondazzo di nome Luca, più piccolo di noi tra l'altro. Fu lì che cominciai ad interessarmi ai maschietti. L'inizio della fine, in pratica...

Seconda verità: Sarà forse l'aura che si è impressa su di me grazie al primo amore, ma riscuoto molto successo con le donne. Mi corteggiano mediamente più degli uomini. Almeno in maniera molto piu esplicita e diretta. L'anno scorso allo studentato una ragazza mi è entrata nel letto di primo mattino, dicendomi "l'ho capito subito che ti piacciono anche le donne". E' stato imbarazzante. Soprattutto, è stato difficile provare a dissuaderla senza che si offendesse. Alla fine si è offesa. 

Terza verità: Il mio secondo fidanzato l'ho conosciuto su internet, grazie al programma mirc. Siamo stati insieme per tanto tempo senza essere veramente innamorati e infatti...

Quarta verità: Ho recentemente capito che mi sono innamorata tante, troppe volte. La maggior parte delle volte non ne valeva la pena.

Quinta verità: Una volta, sotto l'effetto dei funghi, ho capito che in un'altra vita ero una papera, che le papere mi capiscono e che io capisco loro. Ho parlato con tutte le papere del canale di strasburgo. Loro si avvicinavano a me e io sapevo esattamente cosa pensavano. Se erano gentili o sgarbate. Un cigno mi è sembrato ci volesse addirittura provare. La notte, a letto, ero felice. Sentivo di aver scoperto una grande verità: è dalle papere che io discendo. La mattina dopo non ne ero piu tanto convinta, e mi dispiaceva...

Sesta verità: Il mio piu' grande amore è nato una notte di natale, mentre ero ubriaca CIECA. Ricordo solo che ad un certo punto lui, pù ubriaco di me, mi portò una coca buton che mi fece molto poco eroicamente sboccare, abbracciata alla ceramica del bar Free Time's. Poi l'amore è continuato, ma né io né lui siamo mai riusciti a ricostruire cosa ci siamo detti quella sera, chi ha fatto cosa, chi ha detto che. Insomma, non siamo mai riusciti a capire in che modo siamo finiti a pomiciare vicino alla saracinesca chiusa dell'alimentari di Marietta.

Settima verità: Da piccola ero convinta che ogni notte morissimo, per poi rinascere al mattino... (questa grande verità l'avevo già rivelata ma la ripeto perché è l'unica di cui vado piu o meno fiera)

Ottava verità: Mi fanno schifo gli uomini che si depilano, quelli che si incremano, quelli che si improfumano. Io sono una provinciale sanizza. L'omm mj adda puzzà...

amen

Scritto da: verdemalva alle ore 11:39 | link | commenti (19) | Categoria:
lunedì, 24 settembre 2007

 

 

Internet è in arrivo. Io e la caracoinquilina lo aspettiamo, ansiose, scroccando ai vicini come possiamo con la rete senza fili.

Oggi ho trovato lavoro, un lavoro vero. Oggi pomeriggio darò la mia risposta. Credo sarà un No. Sarei dovuta diventare in una scuola privata la professoressa C.

Quando il colloquio è finito, il menager che tutto gestisce proprio cosi mi ha salutata: "Arrivederci, professoressa, e ci faccia sapere presto. Dopodomani dovrebbe cominciare...".

La prof. C., di Italiano e Storia. Una classe di 7 alunni, tutti provenienti da scuole diverse. Uno del classico, uno dello scientifico, uno della ragioneria, e via discorrendo. Tutti insieme a fare italiano e storia.

"Libri di testo non se ne possono adottare. Sa, i genitori già pagano la retta." "Certo, capisco...".

"Si dettano gli appunti. Gli studenti vanno seguiti, perché se stanno qua, insomma... Dobbiamo solo preoccuparci che loro facciamo quello che più o meno devono fare"  "Più o meno?"

Fin qui ci può anche stare tutto. Ci potrebbe, anzi. Diciamo che ancora non ho fatto una riflessione sul mio dissenso ideologico a far studiare dei ragazzi così, quello che verrà poi. Il vero problema è che dovrei lavorare in nero, ancora una volta. Senza punteggio, chiaramente. Sottopagata, perché no? Guadegnerei giusto la metà di quello che guadagno dando ripetizioni. Lo faccio notare.

"Certo è chiaro. Ma lei non ha la laurea completa, si sta ancora specializzando. E qui farà esperienza. Poi con le ripetizioni mica ha un fisso mensile garantito?" 

Certo, caro menager. Peccato che della mia esperienza tu ne beneficierai piu di me, che impieghi un laureato triennale solo perché sai che puoi ancora prenderlo per illusione o per disperazione, che un laureato completo non te lo potresti permettere. E peccato, caro menager, che con il tuo fisso mensile mi ci pago giusto la metà dell'affitto.

Poi, vorrei dirti, se proprio devo lavorare sottopagata, e in nero, non voglio avere l'impressione di ricevere una grande cortesia da parte tua. E soprattutto non voglio correre il rischio di investire anima e cuore nella tua azienda scolastica. Non voglio affezionarmi a chi mi chiamerà professoressa per la prima volta, dimenticandomi che non sono veramente una professoressa, perché se lo fossi non mi pagheresti 8 euro all'ora e non mi terresti in nero. 

Non lo voglio correre questo rischio, perché quando me ne sono andata, ho visto tre ragazzi fumare prima dell'inizio della lezione e ho pensato che sarebbe stato bello vederli per tutto l'anno. Quando poi li ho sentiti dire: "Ma che sei la prof. de lettere, te?" mi si è stretto il cuore forte. Proprio forte. Non ho saputo rispondere. "Forse", ho detto e non ho sorriso anche se avrei voluto. Non potevo, il cuore ancora stringeva.  

E non voglio essere presa per il cuore, io...  

Scritto da: verdemalva alle ore 12:02 | link | commenti (19) | Categoria:
martedì, 11 settembre 2007
pour vous

eccomi, rieccomi.

sono tornata da quell'angolo di sicilia che mi ha vista crescere. erano anni che non tornavo a san vito lo capo. anni. avevo paura di non riuscire a guardare. invece ho guardato e il panorama era magnifico.

sarebbe bello trovare parole retoriche sui ricordi ritrovati, sugli odori e i sapori che sono sempre gli stessi ma la verità è che di ricordi non ne avevo. ho scoperto che hanno ragione gli psicologi da bancone quando sostengono che siamo in grado di rimuovere le tracce di vissuto per rimuovere, insieme a loro, altro. ed è stato bello non avere ricordi in un luogo che forse mi ricordava, che avevo già attraversato in lungo e in largo, per anni. è stato bello costruirmene di nuovi.

adesso parto. il tempo di finire un lavoretto dell'ultima ora trovato giusto per non lanciarmi alla conquista della capitale a tasche vuote. e questo è un post veloce, dedicato a chi è passato e passa di qui. vado di fretta. il mondo ha ripreso a camminare veloce. non so se sono ancora dis-turbata perché non ho il tempo di chiedermelo. la casa che m'attende è totalmente sprovvista di tecnologia delle comunicazioni. in compenso è munita di lavatrice, barattoli porta spezie, un giardino pensile da me allestito in camera, un calzascarpe gigante, di quelli che ti permettono di calzare la calzatura da seduto. tutto rosso, una vera meraviglia. mi mancherete, cari blogghers. amici, presunti tali, conosciuti, sconosciuti, persi, ritrovati, coltivati, appena nati, già finiti, sopravvalutati, sottovalutati, incontrati, rimandati. mi avete fatto buona compagnia in questi mesi di paturnie e panzarotti e mi mancherete. venire a trovare vostre tracce, ficcanasare nei vostri giardini virtuali, immaginarmi cosa si nascondeva dietro i template è stato uno dei miei passatempi preferiti, l'unico davvero interessante.

vi lascio un'immagine mia, che mi ritrae accompagnata dalla mia unica figlia, arietta. lei viene con me a roma. se nei mesi che verranno non darò piu mie notizie causa lontananza dalla civilizzazione tecnologica... immaginatemi così...

 

Scritto da: verdemalva alle ore 13:37 | link | commenti (16) | Categoria:
venerdì, 31 agosto 2007

 

 

tratto da Satiemania, di Zdenko Gasparovich

 

 

 

 

Scritto da: verdemalva alle ore 01:15 | link | commenti (15) | Categoria:
venerdì, 24 agosto 2007
non, je ne suis pas triste!

tutto è cominciato così...

 

[23:54:26] mostarda allucinogena (sn) says:

qui la faccenda si fa seria...

[23:54:48] mostarda allucinogena (sn) says:

ho pianto guardando beverly hills... quindi ho capito che devo reprimere di meno la mia tristezza

non puo essere che piango col peggio delle produzione americane anni 90

[23:55:11] mostarda allucinogena (sn) says:

è grave quasi quanto andare in vacanza a cincinnati

beverly hills mi fa schifo, tra l'altro. mi ha sempre fatto schifo. giuro. già a dodici anni.

[23:55:20] Nemesi says:

ahahahahahahah

però dai...cosa può essere successo di così tragico a beverly hills? brenda si è rotta un'unghia?

[23:56:01] mostarda allucinogena (sn) says:

no, la secchiona non piu vergine è partita

[23:56:30] Nemesi says:

beh, pensa un pò in maniera inconscia... anche tu un pò di tempo fa, secchiona e non più vergine, sei partita per la francia

[23:57:00] Nemesi says:

sarà stata un'involontaria connessione sinaptica

[23:57:17] mostarda allucinogena (sn) says:

ma lo sai...? credo proprio che tu abbia ragione.

hai detto una cosa sensata... mi sa che domani nevica.

 

 

quello che piu mi manca di strasburgo è il quotidiano.

la mia nostalgia non è nostalgia da cartolina. non mi manca la petite france, né il canale, né il mercato di natale. quando leggo in giro della nostalgia di strasburgo mi viene il voltastomaco contorcibudella.

io a strasburgo ci sono stata due volte. sommandole, ci ho vissuto per piu di un anno. dieci mesi prima, altri tre poi. in questo periodo, vi ho completamente trasferito la mia vita, i miei sogni, i miei perché e le mie paturnie.

non mi manca quello che mediamente manca ai post-erasmus, ai post-vacanzieri, ai post-tutto. la mia vita strasburghese non è stata fatta di grandi incontri internazionali nei posti da vedere, di cene tipiche al brasseurs, di happy hours, di tetti spioventi e travi in legno a vista. i tetti spioventi della petite france li vedevo solo quando sfilavo verso casa di jep, quando mi portavano a mangiare al vegeteriano, quando tagliavo attraverso i vicoli del centro per tornare dall'Abattoire. il canale lo costeggiavo ogni giorno, ed era parte del mio percorso tanto quanto la linea del tram. da buona strasburghese, il canale per me era solo un canale: un contenitore di papere, un corso d'acqua non tanto pulita, una qualunque scenografia al ritorno a casa.

a me di strasburgo manca la bruttezza del primo quartiere in cui ho abitato. i palazzoni dell'esplanade. le case popolari di rue de palerme. mi manca il tratto piu sporco del rhin, quello che univa casa mia a casa di elenà e che costeggiavo in bici un giorno si e l'altro pure. mi manca margherita, la mia bici. quel senso di silenzio e solitudine che mi piombava dritto fra capo e collo quando tornavo a casa dopo mezzanotte. mi manca la chiesa protestante abbandonata all'angolo della strada, il semaforo da aspettare, l'algerino dell'epicerie, il marché bar e il cameriere amico che addirittura, una notte, mi ha asciugato il vomito.

mi manca la mia seconda casa, al quartier gare. mi mancano le facce da immigrati che avevamo tutti, per strada. mi mancano i miei coinquili per caso: geoffroy gipsy et arnaud. la casa-squat invasa da vecchie trappole per topi, il frigo vuoto, il disordine, i secchi di pittura, la sensazione che mai mi sarei sentita a casa, la sensazione improvvisa di casa, la discarica condominiale nella corte, gli attrezzi rotti lanciati dalla finestra, il via vai di gente, gli ospiti ovunque, le facce da passeggeri che avevamo tutti fra le mura domestiche, il sacco a pelo perenne. mi mancano le improvvisazioni musicali, le improvvisazioni e basta, la drum n' bass imposta alle nove del mattimo, il mal di testa, i postumi, i crampi, l'umidità.

mi manca il pullmino dell'abri-bus. mi manca prendere il tram per andare verso la periferia, la preparazione del cibo con gli altri volontari, l'allegria violenta da cui ci facevamo assalire in quel brutto ricovero che ci prestava le cucine. mi manca il momento in cui caricavamo sul pullmino le norvegesi piene di cibo, la suddivisione dei compiti: "allora tu al cibo, tu al caffé, tu fuori all'ascolto...". mi mancano gli uomini e le donne di strada che venivano alla mensa, i loro visi, le loro storie, la loro cortesia, la loro scortesia, le loro parole e il loro silenzio. mi mancano le sensazioni primordiali che si portavano addosso e di cui parlavano: la fame, il freddo. mi manca la loro fame, il loro freddo. mi manca annette, mi manca bruno. quanto mi manca bruno...

mi manca la neve, e non quella poetica che cade all'improvviso e fa sentire tutti bambini. quella era bella, si, ma potrò rivederla in qualsiasi momento. mi basterà andare in montagna a dicembre e aspettare paziente che cada. a me manca la neve di chi con la neve deve fare i conti ogni giorno, per almeno due mesi all'anno. mi manca la neve di città, quella che fa bestemmiare perché la bicicletta si impantana, quella che ti obbliga ad arrotolare i pantaloni ogni volta prima di uscire. mi manca la sensazione di bagnato ai piedi.

non mi mancano croissants e petit-pains. a me mancano i brownies del NORMA, i cereali jumblies pezzotti marca ATAC, la barre bretonne con la compote de pomme. non mi mancano choucroutte, tartes flambés e pain d'epices. li avrò mangiati si e no una volta, quando gli amici venuti in vacanza mi chiedevano di mangiare qualcosa di tipico. il mio tipico era il kebab all'angolo, il pane e chevre del discount, i tortellini burro e salvia. il tipico era chiamare l'arabo aperto fino a tardi e farci portare un cous-cous merguez a domicilio, da dividere in tre.

mi manca la sensazione da dopo-lavoro ferroviario che provavo quando, staccando dal tavaglio, me ne andavo a bere una birra alla taverne.

il resto sono ricordi posticci, trappole per malinconie concettuali. le persone e i luoghi sono marmellate spirituali indistinte, nei miei ricordi. invece le istantanee e il ricordo delle sensazioni, della quotidianità monotona e ripetitiva mi fanno trasalire.

una volta, lì, avevo una vita. vera. questo, più di tutto, mi manca.

Scritto da: verdemalva alle ore 17:39 | link | commenti (25) | Categoria:
lunedì, 20 agosto 2007
dis-turbata...

tante cose sono successe e si sono succedute. spazi espostivi è finito. amen.

francesca è arrivata, radiosa e colorata. catello era con lei. hanno portato in dono litri di ouzo e formaggio di capra. sorrisi e racconti, estemporanee scenette e abbracci infiniti. io ci ho messo la chiena, il torello e la casa fra gli ulivi. il calore della mia terra. questo equo scambio mi ha riempito il cuore.

adesso, sono libera. 

 

 

avere, d'improvviso, l'estate davanti può avere effetti collaterali.

uno in particolare. quello del ronzio improvviso di una domanda in testa che ripete a loop: "e mo?!".

e mo niente.

lavorare stanca, anche se si lavora per gioco o per vocazione.

io ho bisogno di riposarmi. e oggi ho piacevolmente scoperto che la mia pigrizia non ha limiti.

settembre verrà, e sarà un mese di viaggio, di ricollocamento, di scoperta (perché no?).

adesso quindi devo solo sedermi, e aspettare. il bicchiere pieno può essere un ottimo compagno di viaggio-statico, nonché un ottimo modo per ingannare l'attesa.

 

Scritto da: verdemalva alle ore 22:52 | link | commenti (18) | Categoria:
martedì, 14 agosto 2007
un senso

 

voglio pensare che tutto, ma proprio tutto, abbia un senso. anche questo. mi guardo intorno, guardo le vetrine rossogiallocelestre, sento l'odore di venditore ambulante di granite a limone, ascolto le parole della gente.

sto cercando una diversa solitudine. diversa da quella che conoscevo prima di incontrare te. una solitudine di ritorno, consapevole, voluta. direi quasi rumorosa.

la notte nel letto sento il rumore del camion dell'immondizia nella strada che passa sotto il mio balcone e capisco che sono le tre. che ancora non dormo. che rigirarsi su se stessi non serve a nulla, dopo un pò si ritorna nella stessa posizione iniziale.

per questo cerco di guardare con il giusto distacco la vita, in particolare la mia, come spesso mi hanno suggerito di fare gli amici profeti, i freakkettoni irriducibili, i detentori di verità assolute. ci provo e ci penso. quest'atroce banalità è talmente vera e adattabile che quasi mi sento in dovere di ripetermela.

l'altro giorno sono uscita con un vecchio amico, uno di quegli affetti inevitabili scaturiti dalla presenza negli anni. gli ho raccontato tutto. tutto quello che potevo. lui, da buon vecchio amico, poteva solo darmi un consiglio ragionevole e poco partecipe del mio turbamento. mi ha detto di non distruggere niente, di non gettare via nulla. di continuare senza pensare di aver cambiato strada.

in fondo, forse ha ragione. per questo resto zitta di fronte a quanto è stato, ma non posso certo pretendere che il mio cuore da un giorno all'altro assorba l'urto. non posso comandargli nulla, come non gli ho comandato certo, a suo tempo, di desiderarti.

il rituale dell'allontanamento richiede un pò di tempo. ci vuole spazio per lo spostamento fisico, perseveranza nel mantenere adeguate distanze mentali. ed è questo che meno accetto: il modo, la coreografia del distacco.

oggi sono uscita a comprarmi una maglia, tutta gialla.

lunedì prendo le forbici e taglio i capelli.

ogni mattina mi sveglio e guardo dalla finestra mentre il caffé sbrodola fuori dalla macchinetta. poi accendo la radio, e appoggio la testa al gomito.

se proprio mi viene voglia di piangere, lo faccio...

 

ispirata da un messaggio mattutino, modifico vecchie pagine trovate chissà dove.

per te, petite Kiki.

 

Scritto da: verdemalva alle ore 13:24 | link | commenti (19) | Categoria:
Chi Sono
Blogger: verdemalva
Nome: Zazie dans le métro
Lo sguardo è una scelta. Chi guarda decide di soffermarsi su una determinata cosa e di escludere dunque dall'attenzione il resto del proprio campo visivo. In questo senso, lo sguardo, che è l'essenza della vita, è prima di tutto un rifiuto. Vivere vuol dire rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell'orefizio di un lavandino. Per vivere, bisogna essere capaci di non mettere più sullo stesso piano, al di sopra di se stessi, la mamma e il soffitto. Bisogna rinunciare a uno dei due e decidere di interessarsi alla mamma o al soffitto. L'unica scelta sbagliata è quella di non fare una scelta. (Amélie Nothomb, Metafisica dei tubi)

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Mi piace scimmiottare Darwin, essere immorale più che immortale, slogarmi il nervo scettico. Adoro star seduto sempre sulla stessa poltrona perché, come disse un Dio arredatore, "del divan non c'è certezza!". Mi piace coltivare a erba le mie suole e poi poterle calpestare. Mi tappo sempre il naso davanti agli uomini in odore di santità. ... Perdo ogni freno inibitore: mi travesto da biglietto e strappo il controllore, divento mastin pescatore, un cane alla deriva, famelico; mangio tutto quello che mi danno eccetto quando mi danno del cretino. E me ne danno tanto: ho i cassetti pieni di improperi, il mio armadio è un vero "guarda che roba". ... Mi amo talmente che se mi lascio muoio, perché sono uno che scrive come parla, che mangia come beve, che pensa come cammina e dorme come canta. Mi piace perdere la faccia e ritrovarmi i capelli sul collo, perchè ho un collo Euganeo e un mar rosso che mi passa nelle vene. ... Amo il duello, il treello, il quattrello, i grandi numeri, le piccole lettere, le vecchie cartoline. ... (tratto da Alessandro Bergonzoni)
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